IL RITORNO DALLE FERIE: UN FILM CHE ABBIAMO VISTO FIN TROPPE VOLTE.

Ogni anno, alla fine dell’estate, torna puntualmente lo stesso messaggio: “Finite le ferie, è ora di rimettersi in forma.”

Riprendono gli allenamenti, si ricomincia la dieta, si eliminano gli “sgarri” e si cerca di recuperare quello che si pensa di aver perso durante qualche settimana di vacanza.

Ma forse il problema è proprio questo modo di ragionare.

Perché dovremmo avere bisogno di “tornare a dieta” dopo le ferie?

Se durante l’anno viviamo l’alimentazione come un insieme di regole, rinunce e restrizioni, è comprensibile aspettare le vacanze come il momento in cui finalmente possiamo lasciarci andare.

Si crea così un continuo alternarsi tra periodi di controllo e periodi di libertà:

dieta durante l’anno, libertà in vacanza;
restrizione dal lunedì al venerdì, eccessi nel weekend;
“bravi” quando seguiamo il programma, “fuori strada” quando mangiamo qualcosa di diverso.

E questo, nel lungo periodo, difficilmente porta a un rapporto sereno con il cibo.

Una buona alimentazione deve poter convivere con la vita

Mangiare in modo sano non significa seguire perfettamente una dieta per 365 giorni all’anno.

Significa costruire delle abitudini che possano accompagnarci nella vita reale.

Una vita fatta di lavoro, famiglia, cene fuori, compleanni, aperitivi, vacanze e giornate in cui semplicemente abbiamo voglia di mangiare qualcosa di diverso.

Se l’alimentazione che stiamo seguendo funziona solamente quando possiamo controllare tutto, probabilmente non abbiamo ancora trovato un vero equilibrio.

Una buona alimentazione dovrebbe invece permetterci di stare bene senza avere continuamente la sensazione di essere a dieta.

Durante una vacanza si può mangiare più spesso al ristorante, concedersi un gelato, provare i piatti tipici del posto o bere qualcosa in compagnia.

Non significa aver rovinato il proprio percorso.

Così come qualche settimana diversa dal solito non cancella le abitudini costruite durante tutto il resto dell’anno.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere “seguire una dieta”

Il punto, secondo me, è proprio questo.

L’obiettivo di un percorso nutrizionale non dovrebbe essere diventare bravissimi a seguire una dieta.

Dovrebbe essere arrivare al momento in cui non abbiamo più bisogno di percepirci come persone a dieta.

Significa imparare a conoscere meglio il proprio corpo, capire quali quantità sono adatte a noi, riconoscere fame e sazietà, sapere come comporre un pasto e imparare anche a gestire con tranquillità le occasioni diverse dalla quotidianità.

Con il tempo molte scelte dovrebbero diventare naturali.

Non perché ci imponiamo di farle, ma perché abbiamo capito che ci fanno stare meglio.

È qui che entra in gioco anche il ruolo del nutrizionista.

Il nutrizionista non dovrebbe semplicemente consegnare una dieta

Un piano alimentare può essere uno strumento molto utile, soprattutto all’inizio di un percorso.

Può aiutare a capire quantità, frequenze e composizione dei pasti e può dare una struttura quando le proprie abitudini hanno bisogno di essere riorganizzate.

Ma il lavoro non dovrebbe fermarsi a un foglio con scritto cosa mangiare.

Il compito del nutrizionista dovrebbe essere anche quello di aiutare la persona a comprendere il perché delle proprie scelte alimentari, adattando progressivamente l’alimentazione alla sua vita.

Perché prima o poi arriveranno una cena, una vacanza, una giornata fuori casa o un periodo più impegnativo.

E in quel momento non dovrebbe crollare tutto.

Un percorso nutrizionale ben costruito dovrebbe rendere una persona progressivamente più autonoma, non più dipendente dalla dieta.

Trovare un equilibrio significa anche potersi concedere qualcosa

Quando parlo di equilibrio non intendo mangiare perfettamente.

Anzi.

Una parte importante dell’equilibrio è proprio accettare che la nostra alimentazione non sarà sempre identica.

Ci saranno pasti più abbondanti e pasti più semplici. Giorni in cui mangeremo più verdure e altri in cui ne mangeremo meno. Periodi in cui ci muoveremo molto e altri in cui saremo più sedentari.

Quello che conta è ciò che facciamo nella maggior parte del tempo.

La salute e la forma fisica si costruiscono attraverso le abitudini mantenute per mesi e anni, non attraverso quello che succede durante una settimana di vacanza.

Ed è proprio per questo che non dovrebbe esserci bisogno di “punirsi” al ritorno.

Niente digiuni compensatori, niente diete drastiche e niente sensi di colpa.

Semplicemente si torna alle proprie normali abitudini.

Forse il vero traguardo è non avere più bisogno del “ritorno dalle ferie”

Se ogni settembre sentiamo di dover ricominciare tutto da capo, forse vale la pena chiedersi se durante l’anno abbiamo realmente trovato un modo di mangiare sostenibile.

Il mio obiettivo, quando seguo una persona, è proprio questo: costruire un’alimentazione che permetta di raggiungere e mantenere una buona forma fisica, tutelare la salute e allo stesso tempo continuare a vivere serenamente.

Senza dividere continuamente gli alimenti tra concessi e proibiti.

Senza aspettare le vacanze per sentirsi liberi.

E senza vivere settembre come il mese in cui bisogna rimediare agli errori dell’estate.

Perché mangiare bene dovrebbe diventare qualcosa che fa parte della nostra vita, non qualcosa da interrompere ogni volta che vogliamo iniziare a viverla.

Il vero equilibrio è poter partire per le ferie senza sentirsi in fuga dalla dieta e poter tornare senza sentire il bisogno di ricominciarla.